Mucillagini



Descrizione


Le mucillagini sono costituite principalmente da polisaccaridi (una specie di cellulosa) che si idratano a contatto con l'acqua e che per collisione formano aggregati. Si tratta quindi di aggregati di sostanza organica costituiti da un insieme di molecole di zuccheri, acqua e sali inorganici che galleggiano sul mare come ampie chiazze di materiale grigiastro e giallognolo. Inizialmente si presentano come "neve marina", fiocchi biancastri di piccole dimensioni, successivamente tale materiale si aggrega sino a formare ammassi più voluminosi, a lenzuolo o cordone, che ricordano per il loro aspetto le "nuvole". Questi ammassi tendono a portarsi sul fondo incorporando, durante la loro lenta caduta, microrganismi animali e vegetali presenti nell'acqua. Diversamente si può assistere ad aumenti della densità e ad ulteriori stadi di macro-aggregazioni quali "reticoli" fino ad affioramenti nelle acque superficiali nei mesi più caldi.

Tutte le alghe producono strati esterni di mucillagine, che hanno diverse funzioni biologiche ed ecologiche. Se questi strati vengono prodotti in eccesso, diffondono nell'acqua. Il materiale prende quindi origine sotto forma di essudato cellulare, ossia come escrezione da parte di microalghe presenti normalmente in ambiente marino. Il fenomeno si differenzia dall'eutrofizzazione in quanto l'eutrofizzazione è riconducibile a proliferazioni di microalghe ("fioriture") innescate e sostenute da eccessivi apporti di nutrienti (sali di azoto e fosforo), le mucillagini sono prodotti di "essudazione" delle microalghe, un fenomeno normale e importante del ciclo del carbonio in mare. Inoltre, l'eutrofizzazione produce un aumento del numero di alghe; quando invece si forma mucillagine c'è produzione di polisaccaridi da parte delle alghe.

La comparsa delle masse mucillaginose in superficie dipende da diversi fattori fisici, è quindi la manifestazione agli occhi di tutti di un processo già in formazione da mesi. Gli affioramenti presentano una distribuzione spaziale non omogenea e sono soggetti nel corso della giornata a variazioni dimensionali ed a spostamenti in funzione dei venti e delle correnti; ad esempio, quando vi è predominanza di venti che spirano verso costa, vengono sospinti ed ammassati verso riva, a ridosso dei porti e delle barriere frangiflutto. Una parte del materiale si deposita a livello dei fondali.

La disgregazione e la scomparsa del fenomeno è legata principalmente all'instaurarsi di mareggiate di discreta energia.

Il fenomeno delle mucillaggini non è di recente segnalazione, la formazione di aggregati gelatinosi in Adriatico è stata segnalata e descritta, con periodica frequenza, sin dal secolo scorso, non sono però completamente chiari i processi di formazione né sono stati individuati con certezza gli organismi che la producono; è statisticamente provato, però, che determinate situazioni meteo-climatiche, caratterizzate da scarso idrodinamismo, carenza di precipitazioni, anomalie termiche della colonna d'acqua, favoriscono l'insorgenza del fenomeno.
In base alle conoscenze scientifiche, ad oggi in possesso, si tende comunque ad escludere che le mucillagini siano esclusivamente un prodotto dell'inquinamento industriale o agricolo.
In passato la principale responsabilità veniva attribuita alle microalghe (Diatomee), ora si considera anche l'implicazione di altre tipologie di organismi quali ad esempio i batteri che, in condizioni idonee, sono in grado di elaborare tali composti in maniera abnorme.

Il Ministero Ambiente ha attivato dal 1999 un progetto quadriennale di ricerca applicata, coordinata dall'ICRAM, finalizzato alla comprensione dei meccanismi di produzione delle mucillagini, in cui saranno impegnati diversi Centri ed Istituti di Ricerca.

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